Viviamo in un’era fortemente influenzata dalle scoperte scientifiche e dalle tecnologie che ne derivano. Eppure, oppure proprio per questo, questa è l’era della disinformazione. Vediamo perché, proprio oggi, questo accade e perché, proprio oggi, è così importante parlare di scienza e tecnologia.
Per capire questo fenomeno, la sua crescente diffusione ed i gravi rischi a cui ci espone è necessario fare qualche passo indietro. Andiamo quindi a vedere come funzionavano le cose dall’era pre-industriale e poi fino a qualche anno fa.
L’informazione scientifica nel passato
La ‘scienza’, per come la intendiamo oggi, è un fenomeno relativamente recente (il metodo scientifico risale a Galileo Galilei, all’inizio del ‘600) ed inizialmente non veniva insegnata a tutti. È naturale, quindi, che inizialmente non ci fosse disinformazione in ambito scientifico: semplicemente, l’argomento era sconosciuto.
Di tecnologia, per come la intendiamo oggi, non se ne parla fino alla prima rivoluzione industriale. Qui cerco di spiegarmi meglio, altrimenti qualcuno potrebbe storcere il naso. Prima dell’industrializzazione erano già note diverse discipline tecniche, come la lavorazione dei metalli o del legno, della carta, etc. Cose che oggi vengono fatte a livello industriale, ma che all’epoca erano fatte da quelli che potremmo definire “operai altamente specializzati”. La tecnologia nasce un attimo prima della produzione industriale.
Il normale processo di conquista di una nuova tecnologia segue un iter più o meno preciso. Prima la scienza permette di capire come funziona un fenomeno. Poi si sviluppa una tecnica per sfruttarlo a nostro vantaggio. Infine, dalla tecnica nasce la tecnologia per rendere questa conquista facilmente disponibile.
Quindi, è abbastanza normale che non esistesse disinformazione in ambito tecnico e scientifico, finché questi argomenti erano noti e discussi solo in ambiti ristretti. C’era ignoranza, o scarsa conoscenza, potevano esistere (ed esistono tuttora) teorie sbagliate, ma non disinformazione.
Informazione e disinformazione
L’informazione riguardo a scienza e tecnologia inizia ad essere accessibile con lo sviluppo della stampa. La possibilità di stampare libri via via sempre più numerosi e relativamente economici ha permesso a queste discipline di uscire dal loro ambito ristretto per raggiungere un pubblico più ampio. I giornali hanno contribuito a questo processo, ma è agli stessi giornali a cui si deve la nascita della disinformazione. Per molti anni, quando non esistevano notizie interessanti di cui parlare, queste venivano inventate di sana pianta. In origine questo non era un vero problema: il giornale era più un mezzo d’intrattenimento e non si dava troppo peso neppure alle notizie vere, figuriamoci a quelle inventate.
Nel corso dei secoli, poi, i giornali hanno iniziato a conquistarsi una certa credibilità ed hanno messo al bando buona parte della disinformazione. Questo meccanismo ha lasciato “un vuoto” che ha permesso la nascita di pubblicazioni specializzate in pseudoscienze e ciarlatanerie varie, ma anche queste non rappresentavano un vero pericolo: la maggior parte delle persone sapevano che non erano discorsi seri.
Libri e riviste disinformativi non sono un pericolo perché sono un canale mediatico a senso unico: sono l’autore o l’editore a parlare con il lettore, ma non c’è comunicazione inversa dal lettore all’autore o tra i lettori. Questo meccanismo si è spezzato con l’avvento di Internet.
L’era della disinformazione
Internet ha rappresentato un punto di svolta. Ha permesso a chiunque di pubblicare qualsiasi cosa e questo è un bene. Però ha anche permesso a chiunque di pubblicare qualsiasi cosa e questo è un male. Si, lo stesso concetto può essere sia bene che male, a seconda di come viene interpretato o sfruttato. Se da un lato è stato un’enorme conquista per la libertà di espressione, dall’altro ha permesso la nascita di un retro pensiero molto pericoloso e cioè che qualsiasi opinione abbia la stessa dignità. Come se verità e menzogna fossero la stessa cosa.
Se Internet fosse stato come gli altri media, non avrebbe rappresentato un pericolo superiore a quello di libri e riviste. Però, Intenet nasce proprio con l’intento di rendere la comunicazione bidirezionale. E di massa. Quando sono nati i social network si sono aperte le porte dell’inferno. Da quel momento non è più vero quello che è vero, ma è vero quanto sostenuto da chi grida più forte.
Disinformazione al cubo
Ed arriviamo ad oggi. La novità più grande di questi ultimi mesi sono le intelligenze artificiali. Non che prima non esistessero, ma da qualche mese sono diventate fruibili da tutti, spesso anche gratis. Il problema è che possono essere impiegate per produrre enormi quantità di contenuti (testi, video, etc.) in pochissimo tempo. Se ad usarle saranno i disinformatori, produrranno enormi quantità di letame, rendendo di fatto più difficile la circolazione di una corretta informazione.
Perché parlare di scienza e tecnologia
L’unica cosa che si può fare per contrastare questa valanga di letame che sta per pioverci addosso è parlare di scienza e tecnologia fornendo informazioni quanto più esatte possibili. Soprattutto usando gli stessi strumenti che causano il problema, cioè i social media e l’intelligenza artificiale. Perché, ricordiamolo, non è lo strumento ad essere il male, ma come viene utilizzato.
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